• DETERIORAMENTO COGNITIVO: DALLA PARTE DEL CAREGIVER

    DETERIORAMENTO COGNITIVO: DALLA PARTE DEL CAREGIVER

    Quello del caregiver è un ruolo complesso, impariamo ad affrontare al meglio questa sfida.

     

    La durata media della vita umana è in continuo aumento; cresce al contempo l’incidenza delle patologie legate all’invecchiamento, come il deterioramento cognitivo.

    L’impatto sociale legato alla presenza crescente di persone affette da deterioramento cognitivo ha dei costi – in termini economici ed emotivi – molto elevati; spesso la maggior parte dello stress legato all’assistenza, alla gestione ed alla cura di queste persone ricade sui familiari: figli e coniugi ricoprono – oltre al ruolo familiare – il ruolo di caregiver.

    Nella letteratura specialistica con il termine caregiver si designa colui o colei che in ambito domestico si prende cura della persona dipendente o disabile. La maggior parte dei caregiver è di sesso femminile (73,8%), dato che aumenta arrivando al 81,2% nei casi di malattie croniche e degenerative in fase avanzata (Censis, 1999). Sono perlopiù i figli a ricoprire il ruolo di caregiver, e in misura minore i coniugi ancora in età attiva, ma da qualche anno a queste figure parentali si sono affiancate figure professionali, quali assistenti familiari e badanti.

    Le demenze lasciano in termini di aspettativa di vita una prospettiva relativamente lunga, in un quadro clinico degenerativo prima delle abilità cognitive e poi di quelle funzionali, con una forte alterazione del comportamento e della personalità. E’ evidente come  il carico assistenziale aumenti con l’avanzare della malattia, diventando sempre più costante e necessario, fino a diventare indispensabile. Dato il forte impatto della malattia, la famiglia viene definita “la seconda vittima della demenza”. I nuovi protocolli di intervento sottolineano quindi l’importanza di educare e sostenere i caregiver sotto molteplici punti di vista, offrendo servizi che alleggeriscano il carico assistenziale e rendano la cura del malato più gestibile e conciliabile con una vita familiare normale, anche al fine di allontanare l’istituzionalizzazione del malato.

    Coloro che si trovano ad affrontare – spesso in solitudine – la gestione di una situazione tanto complessa,  sono infatti spesso deprivati di quegli strumenti informativi ed assistenziali che potrebbero alleggerire il carico emotivo e psicologico, facilitando il compito di cura. Il caregiver si trova in questo caso in una condizione definita “disempowerment”, ovvero di impotenza: privo di una rete sociale e relazionale supportiva che lo aiuti a gestire lo stress emotivo, il caregiver è spesso semplicemente disinformato sugli strumenti più efficaci e le modalità di accesso alle risorse presenti sul territorio.

     

    Le più frequenti problematiche incontrate dal caregiver hanno natura:

    pratica: sistemi di sicurezza da adottare in casa,  interventi di semplificazione dell’ambiente

    affettiva: l’ansia di non capire cosa il malato vuole comunicare,  le resistenze ad accettare la malattia

    organizzativa: tempi da dedicare alla  sorveglianza, tempi da dividere fra il malato e gli altri  componenti della famiglia

    sociale: come verrà accolta la malattia dalla società, cosa diranno gli “altri”

     

    La persona deputata della funzione di cura è generalmente sottoposto a forti pressioni ed al relativo senso di spossante inadeguatezza: deve  rapidamente imparare a conoscere e fronteggiare la malattia, prepararsi agli  inevitabili cambiamenti ed ai disagi, sia psicologici che pratici. Se è stressato e frustrato, il caregiver può involontariamente aggravare la situazione, ad esempio pretendendo dall’assistito comportamenti funzionali fuori dalle sue possibilità, o interpretando gli episodi più spiacevoli della malattia come volontari e malevoli. Per riuscire a collocare nella giusta dimensione questa patologia, il caregiver può trovare beneficio nel confrontarsi con persone che vivono la stessa situazione: gruppi di sostegno e gruppi di auto-mutuo-aiuto, possono aiutare a gestire lo stress e ad acquisire competenze operative. E’ importante inoltre che il caregiver riservi una parte dei suo tempo a sé stesso, ricorrendo se necessario (e qualora possibile) ad assistenti extra familiari (assistenza domiciliare integrata: colf e badanti, assistenti sociali, psicologi..) opportunamente formati.

    Il caregiver dovrebbe infatti cercare di mantenere le proprie abitudini,  per quanto possibile, e di pianificare accuratamente alcuni aspetti della vita futura (per esempio i costi  dell’assistenza,  i supporti pratici e la necessità in fase terminale di ovviare alle barriere architettoniche). Una buona organizzazione, costruita in modo sistematico e graduale con  l’aiuto e il sostegno di esperti e di tutta la famiglia, aiuterà ad affrontare volta per volta le difficoltà che si verranno a creare.

     

    Per prenotare la Vs partecipazione al prossimo incontro “Alzheimer Café” del 30 maggio o per ricevere ulteriori informazioni, contattare la Responsabile del centro Teleserenità Roma EUR, Dott.ssa Caterina Zucaro, presso i seguenti numeri telefonici:

    0695585431

    3287284961

    Oppure tramite l’indirizzo email:  info@teleserenitaromaeur.com

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